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GRANDE ORIENTE DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO

UMSOI

Le origini del Grande Oriente della Repubblica di San Marino sono da ricercare nella nobile storia di questo piccolo grande Paese, che ci insegna come il mondo delle idee debba essere accompagnato dalle bandiere, e che senza l’una e senza l’altra l’equilibrio e la forza, di combattere per qualcosa in cui crediamo non avrebbe l’unità nello spirito e nella materia. Da ciò il privilegio di distinguere e quindi scegliere tra i pozzi dell’ignoranza e dei vizi, ed i castelli delle virtù su cui devono sventolare imperiosamente con onore allo splendore della luce del sole le affascinanti bandiere di ogni patria inneggianti Fratellanza, Uguaglianza, Libertà”

Il lungo percorso della MASSONERIA attraverso la storia, le vicende umane, l’esigenza sociale insita nell’uomo, non poteva trascurare un’illuminata fraterna presenza in questa terra tanto Nobile per la sua tradizione democratica. Democrazia, fratellanza, uguaglianza, libertà, rispetto delle idee altrui e fedi sono i principi inalienabili per l’uomo contemporaneo, cosi come per la Repubblica di San Marino e per l’istituzione massonica, la quale sin dagli albori della sua rifondazione propugna l’illuminato principio dell’assoluto rispetto all’uomo nella sua centralità d’essere.

Il Grande Oriente della Repubblica di San Marino, trae le sue origini da queste considerazioni e vicende, non potendo restare estraneo dal contemporaneo evolversi della società proiettata verso la globalizzazione. L’esigenza sociale dell’uomo che si è finalmente reso conto di come il pianeta, l’orizzonte e lo spazio non siano il limite dei confini geopolitici culturali e razziali, ma bensì poggiano su uno dei fondamenti Istituzionali che vede l’uomo “fratello”, in un’unione e comunione planetaria.

La storia recente del G.O.R.S.M., coglie in virtù di tali prerogative l’esigenza di costituirsi in una Unione Massonica, l’UNIONE MASSONICA DI STRETTA OSSERVANZA INIZIATICA, da parte di alcuni Fratelli ivi dimoranti che hanno portato alla costituzione in questa Terra di una legittima Istituzione Massonica avendo unitamente ad altre operanti in vari Paesi lo stesso fondamento e principio “Amore in azione”. Questo non significa un nuovo Ordine nel panorama Massonico, ma bensì una diversa interpretazione di principi insiti nell’uomo, un diverso cammino iniziatico insieme ad altri degnissimi Istituti riconducibili alla grande famiglia Massonica, nella piena legalità e rispetto delle leggi che regolano ciascuna Nazione.

Copia atto pubblico costitutivo

 

 

 

Democrazia tutelata


 Legge elettorale : rigettato un emendamento contro la Massoneria

Un caso simile a quello italiano si è verificato a San Marino dove è stato proposto quest’anno un emendamento aggiuntivo alla legge locale (n. 2 del 31 gennaio 1996) per l’elezione dei membri del Consiglio Grande e Generale, il corrispettivo del Parlamento italiano.
L’emendamento è stato presentato il 23 aprile da un consigliere di un Partito di opposizione all’attuale Governo di sinistra.
“Non essere iscritti a nessuna associazione di tipo Massonico” è il testo esatto dell’integrazione richiesta all’articolo 18 della legge che elenca i requisiti indispensabili per l’elezione.
Qual è stato l’esito? Fortunatamente negativo: l’organo legislativo sammarinese (formato da 60 membri) si è espresso con 34 No e 20 SI su 57 consiglieri presenti, elevando il primato della democrazia e il diritto dei cittadini sammarinesi di associarsi liberamente, senza alcun vincolo.
Ma il caso non si è chiuso qui. Due mesi più tardi il consigliere firmatario, sulla scia della famosa indagine “Wy not” del pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha presentato al Governo di San Marino un’interpellanza, con richiesta di risposta scritta, per sapere se quest’ ultimo fosse a conoscenza dell’esistenza di logge massoniche occulte (e in particolare di quella denominata “Loggia di San Marino”) e per appurare se e quali provvedimenti l’Esecutivo intendesse adottare nei confronti della Massoneria.
Ricordiamo che l’inchiesta in questione, condotta in tutta Italia e ancora alla ribalta delle cronache, ipotizza, tra l’altro, legami tra Massoneria e affari e l’esistenza di una loggia segreta a San Marino. Nel numero 11-12 di giugno dedicammo due pagine alla vicenda con la replica del Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia della Repubblica di San Marino, Italo Casali, in quei giorni impegnato in tv e giornali locali, a spiegare, contro ogni attacco mediatico, natura e scopi della Massoneria Regolare del Titano.
Qual è stato il seguito della vicenda? Che la trasparenza, anche in questo piccolissimo Stato, ha premiato e la risposta del Governo, chiara e pacata, ne è stata la dimostrazione, negando la “esistenza di logge massoniche coperte o segrete con sede nella Repubblica di San Marino” e invitando, soprattutto, ad abbassare i toni e di non prestarsi al gioco degli organi d’informazione, spesso in cerca di clamore e scandalo, lavorando proficuamente al buon nome della Repubblica di San Marino.
“ Sicuramente la strada dell'assoluta trasparenza che abbiamo scelto fin dalla nostra nascita nel 2003, ha dato i suoi primi frutti – ha detto il Gran Segretario della Serenissima Gran Loggia della Repubblica di San Marino, da noi raggiunto per un commento - e oggi abbiamo una visibilità tale che anche gli attuali politici di governo affermano pubblicamente, sui nostri quotidiani e su quelli dell’Emilia Romagna, che ‘non sono a conoscenza di logge segrete od occulte nella Repubblica di San Marino, ma conoscono solo ed esclusivamente una Gran Loggia Massonica nel territorio Sammarinese, formata da cittadini, serie persone membri della borghesia del Titano e dell’Italia . questa è stata una vittoria importante, perchè non solo hanno prevalso civiltà e democrazia, ma perché costituisce uno stimolo alla speranza degli uomini liberi e di buoni costumi, di vivere in un mondo sempre più evoluto, ugualitario e libero da dogmi e pregiudizi .

 

Non Commentiamo
ma non abbiamo nulla da spartire con un certo tipo di massoneria che tutto è fuorché “Massoneria“
Articolo di Andrea Santini, del 19 giugno 2007

Bel Paese
L'inchiesta della procura di Catanzaro: in opera un gruppo di potere trasversale agli schieramenti politici capace di influire sulle scelte di amministrazioni pubbliche sia per l'utilizzo di finanziamenti che per l'assegnazione di appalti. Affari eccellenti per nomi eccellenti, riuniti sotto una cupola chiamata Loggia di San Marino

Affari eccellenti, nomi eccellenti, inciuci trasversali dato che "pecunia non olet", il danaro non puzza, un made in Italy da galera nato all'ombra del Titano, cresciuto poi tra le Calabrie, Roma, Milano e Padova. Molto all'ombra, sotto le volte assai riservate di una superloggia nata nel 2003, dall'unione di altre tre logge massoniche, alla presenza benedicente del gota massonico statunitense, il gran maestro della Gran Loggia del distretto di Columbia e il suo predecessore, oltre ai gran maestri e i maestri venerabili della Gran Loggia Italia di Washington. Anfitrione il gran maestro Federico Micheloni, già capitano reggente della Repubblica di San Marino dal '57 al '61, e poi direttore sanitario del Civico Ospedale. Grande pompa, di fronte al gran maestro del Grande Oriente d'Italia e a Grandi Maestri e Venerabili in rappresentanza di 27 gran logge sparse per il mondo, dalla Croazia al Brasile, dall'Austria all'Africa, da un continente all'altro.

Una loggia sotto la quale aveva trovato rifugio e copertura, secondo la Procura di Catanzaro che ha fatto scattare perquisizioni a raffica e inviato una ventina di informazioni di garanzia, una confraternita di politici, affaristi, finanzieri, barbefinte del Sismi e del Cesis, legati, per la maggior parte, da una comune interpretazione della "calabresità": da destra a sinistra, in santa fratellanza, pur di arraffare, che in questo caso significava spartirsi torte pubbliche e appalti. Perché? I magistrati che hanno condotto l'inchiesta, Luigi de Magistris e Antonella de Angelis, si sono dati una risposta nel nome in codice dell'indagine: "Why not". Perché si truffa? Perché si può, quindi, perché no.

Una semplice operazione di ingordigia finanziaria illecita da parte di personaggi che, data la loro posizione sociale e professionale, erano in grado di organizzare la truffa? A vedere l'elenco dei nomi finora entrati nell'inchiesta - finora, perché l'inchiesta non è certo conclusa - qualcosa di più, e forse di diverso e maggiormente allarmante. L'ipotesi di reato che li riguarda è di truffa, violazione del finanziamento a partiti politici, associazione a delinquere, corruzione, violazione della legge Anselmi, vale a dire l'iscrizione ad associazioni segrete. Una ipotesi che farà discutere visto che, dopo la vicenda della P2, è la prima volta che si applica ad una loggia massonica.

Dunque, i protagonisti. Partiamo dall'alto, dalle stellette di generale. Ce ne sono due, a che titolo dovrà deciderlo il magistrato. Uno è :il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza dal 26 marzo di quest'anno, al posto di Emilio Spaziante, nominato dal governo vice segretario del Cesis, il comitato di coordinamento tra i servizi segreto che ha sede a Palazzo Chigi. L'altro è il generale Walter Cretella Lombardo, dal primo marzo capo della Scuola di Polizia Tributaria con sede a Ostia, ma molto più interessante nel suo ruolo precedente. Fedelissimo di Niccolò Pollari, ex capo del Sismi, Cretella è finito spesso sui giornali. Era capo del II reparto della GdF, lo stesso di cui facevano parte i due uomini scoperti a "collaborare" con gli investigatori privati nella vicenda di spionaggio ai danni di Marrazzo e della Mussolini nello scandalo del Lazio-gate. Il suo nome e quello del reparto da lui diretto erano poi tornati alla ribalta anche riguardo alla telefonata intercettata tra Consorte e Fassino pubblicata dal "Giornale" di Montanelli. E guardacaso il suo nome, in questa inchiesta calabrese, salta fuori durante la perquisizione a casa di Giovanbattista Papello, consigliare dell'Anas: il suo biglietto da visita, con il numero di cellulare segnato a mano, era in bella mostra accanto alla trascrizione di una intercettazione telefonica tra Fassino e il presidente dell'Anas Vincenzo Pozzi.

Il problema, però, non sembra quello noto del pelo e del vizio del lupo. Ma qualcosa di ben più finalizzato. E lo si capisce se si passa ad altri protagonisti. Uno è Massimo Stellato, il cui ruolo è quello di Capocentro del Sismi a Padova, il quale è coinvolto assieme al fratello Gian Mario. L'altra è una signora, Brunella Bruno, in servizio al Cesis e indicata, a quanto dicono nell'ambiente, ai generali Cretella e Poletti, comunque a stretto contatto, al Cesis, con un altro generale della GdF, Emilio Spaziante. Che cosa di facesse in questa distinta compagnia d'affari, o meglio, in questa vera e propria cupola, lo spiegheranno i magistrati. Ma la ragnatela che comincia a dipanarsi sembra andare molto d'accordo con le linee guida indicate dall'ex direttore del Sismi Pollari e portare avanti, con la sua collezione di dossier, da quel Pio Pompa, gestore del "dossierificio" di via Nazionale, di cui si sa solo che è stato trasferito in luogo meno scottante all'interno del Sismi.

La matassa che si dipana fa sempre parte della solita Collezione Primavera Estate del Made in Italia, della nota griffe Cloaca doc: l'organizzazione di un comitato d'affari che, con forti entrature a Bruxelles, ancora da rivelare, aveva messo in piedi una serie di società, i cui protagonisti erano spesso interscambiabili, che si spartivano affari e tangenti, tutte con danaro pubblico, comunitario, statale, regionale o locale. Bipartisan, trasversale, all'insegna del potere e con la copertura della loggia.

Certo, è ancora un'inchiesta, quindi è tutto da dimostrare, e sarà compito della magistratura farlo. Ma intanto, per cercare di capire, occorre far sfilare protagonisti e interpreti. Si comincia con il vice presidente della Giunta Regionale calabrese, e assessore al turismo, Nicola Adamo, diessino. Gli ultimi due anni è passato attraverso forche caudine e l'inferno: prima per la sua storia con Eva Catione, sindaco di Cosenza, e le sue scuse a moglie e figli, poi per inchieste in cui si è trovato coinvolto. E, per uno che è stato anche assessore ala Trasparenza, non è poco. Si prosegue con l'assessore all'Agricoltura Mario Pirillo, esponente del partito democratico meridionale, per continuare con un altro diessino, il consigliere regionale Antonio Acri. Poi c'è la parte ex democristiana, molto folta, che va da Forza Italia all'Udc alla Margherita, con un contorno di affaristi cattolici legati a Comunione e Liberazione. C'è Salvatore Domenico Galati, il cui nome direbbe poco se l'uomo non appartenesse allo staff del senatore, e coordinatore regionale di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, che ha legato il suo nome ad uno sciagurato disegno di legge che, se approvato, avrebbe mantenuto moltissimi criminali fuori dalla meritata galera. Ci sono poi due personaggi legati alla Compagnia delle Opere, il braccio affaristico di Comunione e Liberazione: Giorgio Vittadini, già responsabile nazionale, solo perquisito, e Antonio Saladino, della C.d.O. regionale. Vittadini è noto per il grido accorato con cui chiuse nel 2003 il meeting di Cl: "Siamo tutti americani". Saladino, veterinario di Lamezia Terme, ha trovato la sua fortuna con il centro sinistra, il primo. Quando la fantasia di Treu si inventò il meccanismo del lavoro interinale,con le varie agenzie, Saladino, che vagava mettendo in piedi piccole aziende, si buttò nella consulenza del lavoro, creando una società diventata una miniera d'oro. Che, secondo il magistrato, ha messo al servizio (o viceversa) dell'organizzazione.

Altro personaggio di un certo rilievo è l'ex parlamentare parmigiano Franco Bonferroni, figlio di un ex dc forlaniano doc, buon amico di Pier Ferdinando Casini e di Romano Prodi, attualmente consigliere d'amministrazione di Finmeccanica. Bonferroni, nel 1993, si vide stroncata la carriera da una brutta storia di mazzette in cui era coinvolto assieme all'attuale segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. Uscirono puliti, ma per lui la strada parlamentare era chiusa. Riciclato in Finmeccania, per il magistrato è una delle punte del comitato d'affari. Con amicizie importanti. Sull'aereo degli invitati a Beirut al suo matrimonio, oltre a Pier Ferdinando Casini, allora presidente della Camera, e al cardinale Camillo Ruini, c'erano Gustavo Selva, il sottosegretario Giuseppe Galati, e il vice presidente dell'Unicredit Palenzona. Della serie gli amici non si abbandonano.

Sempre del gruppone con origini ex democristiane fa parte Piero Scalpellini, consulente "non pagato" dell'Ufficio del Consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Scalpellini, pur non essendo pagato, qualche vantaggio lo deve avere. Il figlio, che ha studiato in Libia, nel 2004 è diventato uno dei portaborse di Prodi. Lui stesso, che ha base operativa a San Marino, dove lavora per una società messa in piedi da ex uomini di Nomisma, veniva un paio di giorni la settimana, sempre nello stesso residence in cui Prodi scende da 10 anni. E recentemente, nella sua qualità di consulente "non pagato" di Palazzo Chigi, ha accompagnato il ministro Giulio Santagata in Libia, per risolvere il problema delle migrazioni clandestine. Un altro nome noto è quello di Cristina Fanesi, esponente della Margherita e responsabile dell'associazione "Margot".

Poi, naturalmente, c'è il mondo degli affari e delle banche. Da Pietro Macrì, presidente della società Mat Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia, a Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione. Un altro dirigente regionale è Francesco De Grano, responsabile del settore finanziamenti Por dal 2007 fino al 2013, assieme alla sorella Maria Angela, con cariche in diverse società. Gli uomini di Saladino nel gruppo sono Valerio Carducci, che tiene i contatti con gli ambienti parlamentari. Giancarlo Luzzo, ex assessore regionale alla Sanità, Mario Pirillo, attuale assessore all'Agicoltura, e Vicenzo Bifano. I nomi continuano con Gerardo Carnevale, dello staff di Antonio Acri, l'imprenditore Armando Zuliani, il commercialista Francesco Indrieri.

Un bell'inizio, ma solo un inizio. Secondo i magistrati, il comitato d'affari potrebbe essere uno dei finanziatori occulti dell'Udc, e per questo le aziende del segreterio Cesa sono nel mirino da tempo. Ma nella mangiatoia, come si vede, sarebbero in moti a inzuppare il pane. In fraterna, illecita complicità. Senza badare alle bandiere personali.